SUPERMAN
Produzione: 1987 - India, col., 150 min.
Regia: B. Gupta

Sceneggiatura: Kamal Kaat

Interpreti: Tom Alter, Dharmendra, Puneet Issar, Shakti Kapoor, Ranjeeta

A quanto è dato sapere, questo film di B. Gupta è la versione indiana delle avventure del Superman di Richard Donner.
La storia è praticamente la stessa ed il tema musicale è tratto di sana pianta dalle note di John Williams. Superman indiano veste come Superman americano e come questi nasconde la doppia identità per combattere il male (l'azione ruota attorno ad un aeroplano in mano a dei criminali) e sviare la curiosità di una ragazza innamorata. Le differenze sono negli effetti speciali - qui risibili - e nel nome dell'uomo d'acciaio che qui non si chiama Clark Kent, ma
Shekhar.
Una nota curiosa: Shekhar, ancora fanciullo e inconsapevole delle sue origini extraterrestri, si diverte a ballare al ritmo delle canzoni di
Michael Jackson.

La cinematografia indiana costituisce un pianeta inesplorato. Della sua produzione - una delle maggiori del mondo - l'occidente conosce soltanto quei pochi film che hanno avuto la fortuna di essere presentati in rassegne e festival internazionali: se Satyajit Ray, Mrinal Sen o Shyam Benegal sono nomi di registi noti ed apprezzati dai critici e dagli assidui dei filmstudio, la stragrande parte della produzione indiana rimane sconosciuta. Orientarsi nei sentieri del cinema indiano (del quale il melodramma, il racconto epico, il poliziesco e il dramma sociale costituiscono i generi più frequentati) è reso ancora più arduo dal complesso apparato di convenzioni narrative che appesantiscono anche le storie apparentemente più banali. Uno degli aspetti più sorprendenti è dato, tuttavia, dalla presenza di film costruiti ad imitazione di quelli americani, ed è in questo ambito che si possono fare le scoperte più sconcertanti. Se un film come Sholay del 1976 prova (e con successo di botteghino) a rimescolare insieme gli spunti dei Magnifici sette e di Butch Cassidy, un film come Superman si adagia sul più elementare scimmiottamento rischiando, senza preoccupazione alcuna, il plagio.

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